Solo la musica lirica si può permettere di raccontare una storia così intricata come quella del Trovatore. Prendete il dolore di una figlia rimasta orfana e il desiderio di vendetta. Poi, considerate un amore contrastato tra una giovane donna di corte, bellissima, e un coraggioso e poetico combattente. E ancora, lo scontro tra due uomini, durante una guerra civile. Tutto questo si mescola in quest’opera magnifica di Giuseppe Verdi, ambientata nella Spagna dorata del XVI secolo.
La sua, tuttavia, è una storia segnata. Sin dal principio. Non può che terminare in un modo. Nelle segrete del castello del Conte di Luna, Manrico vede svanire in qualche ora il proprio mondo: per salvarlo da morte certa, Leonora si toglie la vita e Azucena confessa, prima di spirare, di non essergli madre. Solo e disperato, trova così la morte, per mano del Conte che si scopre, troppo tardi, fratello di Manrico. Il suo destino sta dentro un più grande destino di vendetta. La lirica l’ha reso grandioso e dolente. Con la mia voce cerco semplicemente di rispettarlo.