Manrico

un amore infelice.


Solo la musica lirica si può permettere di raccontare una storia così intricata come quella del Trovatore. Prendete il dolore di una figlia rimasta orfana e il desiderio di vendetta. Poi, considerate un amore contrastato tra una giovane donna di corte, bellissima, e un coraggioso e poetico combattente. E ancora, lo scontro tra due uomini, durante una guerra civile. Tutto questo si mescola in quest’opera magnifica di Giuseppe Verdi, ambientata nella Spagna dorata del XVI secolo.


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Manrico è il mio personaggio: combatte il Conte di Luna e pensa di avere affianco una madre dolcissima, Azucena, e non sa che è tutto un inganno, e la sua vita finirà in tragedia. Ma soprattutto ama Leonora. Questo amore lo infiamma, arma il suo braccio, affila la sua lingua, lo ispira nel canto:


Ah sì, ben mio, coll’essere io tuo, tu mia consorte, avrò più l’alma intrepida, il braccio avrò più forte. Ma pur se nella pagina de’ miei destini è scritto ch’io resti fra le vittime dal ferro ostil trafitto, fra quegli estremi aneliti a te il pensier verrà! E solo in ciel precederti la morte a me parrà!


La sua, tuttavia, è una storia segnata. Sin dal principio. Non può che terminare in un modo. Nelle segrete del castello del Conte di Luna, Manrico vede svanire in qualche ora il proprio mondo: per salvarlo da morte certa, Leonora si toglie la vita e Azucena confessa, prima di spirare, di non essergli madre. Solo e disperato, trova così la morte, per mano del Conte che si scopre, troppo tardi, fratello di Manrico. Il suo destino sta dentro un più grande destino di vendetta. La lirica l’ha reso grandioso e dolente. Con la mia voce cerco semplicemente di rispettarlo.


Ai nostri monti… ritorneremo!… l’antica pace… ivi godremo!…Tu canterai… sul tuo liuto…in sonno placido… io dormirò!