L’ultima opera di Giacomo Puccini, forse la più famosa e tormentata. Quando la canto so che il pubblico si aspetta di sentire un’emozione speciale dalla mia voce. La storia è fuori dal comune: tiene insieme gli opposti, la violenza della legge e la passione dell’amore. La principessa Turandot incarna questa contraddizione: una bellezza spietata e inarrivabile incendiata dall’amore.
Chi quel gong percuoterà apparire la vedrà bianca al pari della giada fredda come quella spada è la bella Turandot!
Calaf, il mio personaggio, se ne innamora senza appello. Sa bene che per il suo ardire potrebbe perdere la vita. Nessuno è riuscito a conquistarla, a superare gli enigmi cui i pretendenti devono sottoporsi. Pena la scure del boia. Ma Calaf è ostinato: vuole Turandot sopra ogni cosa. L’amore lo ispira, rendendolo sfrontato. Scioglie gli enigmi e guadagna la mano della principessa. Supera il gelo distante dell’amata. E in una notte furibonda canta il suo desiderio alla Cina intera. Che non dorme, vegliando con Turandot:
Nessun dorma!… Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d’amore e di speranza… Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà! Solo quando la luce splenderà, sulla tua bocca lo dirò fremente!… Ed il mio bacio scioglierà il silenzio che ti fa mia. Dilegua, o notte!… Tramontate, stelle!… All’alba vincerò!…